Quando il desiderio di un figlio non è realizzabile.

Il desiderio di un figlio è un momento della vita di coppia che può andare incontro a difficoltà ed imprevisti. Le aspettative e pronostici possono, a volte, essere sovvertiti e gettare nello sconforto la coppia. Aspettative continue che vengono deluse dal riscontro con una realtà crudele, con ripercussioni devastanti che intaccano la dimensione personale, sociale e relazionale della persona.

La ricerca di un figlio, la speranza che si ripone ogni mese in quei test, a volte si rivela una ricerca fatta di dolore e delusione. Spesso anche in questo momento della vita, la coppia è lasciata sola in balìa di stati emotivi negativi, vivendo la situazione come un fallimento personale, una maledizione, un’incapacità propria.

La tristezza incolmabile, la sensazione di non avere quella potenza creativa o di essere legati a chissà quale problema genetico presente in famiglia, compromettono lo stato emotivo della coppia. Non sempre è facile, per entrambi i partner, parlarne con parenti, amici, esperti, alimentando sensazioni come senso di colpa e vergogna.

Nella nostra società sono tante le iniziative che prevedono corsi, percorsi di sostegno, da quelli pre-parto, alle visite di routine per le gestanti ai corsi per l’allattamento. Al contrario, pochi sono i progetti per le donne e anche per gli uomini che si apprestano a diventare genitori, soprattutto per chi non riesce, in poco tempo e a volte mai, a realizzare il proprio desiderio. A tal proposito è importante il sostegno psicologico per le coppie, per evitare di cadere nel vortice della disperazione, con conseguente arrendevolezza e depressione.

Il desiderio di un figlio muta e matura nel tempo, rendendo la creazione di un “grembo psichico”. Il bambino immaginario – il figlio desiderato – è una fantasia radicata nell’uomo e nella donna fin dalla prima infanzia e per questo prima di avere una consistenza fisica e reale, ha origine nel modo rappresentazionale e psicologico. (Righetti, Galluzzi, p. 58)

La disinformazione, la ricerca di risposte, la vergogna e il senso di colpa spesso conducono a scelte sbagliate, a ricercare nel web le risposte ai mille dubbi senza chiedere l’aiuto di uno specialista. La paura di apprendere da un medico che possano esserci delle complicazioni, spinge alla ritirata.

I percorsi di sostegno per chi è in cerca di un figlio dovrebbero essere presenti sul territorio e accessibili a tutti e non rimanere mera utopia. La corretta informazione, le attività di prevenzione, l’aiuto di specialisti dovrebbe condurre la coppia a comprendere che a volte dietro quei tentativi falliti, potrebbero esserci dei disturbi facilmente risolvibili o legati magari solo esclusivamente ad aspetti psicologici.

Anche i fattori di forte stress, squilibri ormonali, come nei casi in cui non viene individuato un disturbo che potrebbe interessare l’asse ipotalamo – ipofisi – surrene, con significative ripercussioni anche sull’aspetto riproduttivo. Infatti, nell’essere umano la funzione riproduttiva è controllata da correlazioni nervose ed ormonali, cioè dal sistema nervoso ma anche da quello endocrino. Le attività dei due sistemi, dal controllo dello stress all’attività ormonale, si integrano a vicenda. Pertanto, anche questi aspetti dovrebbero essere non sottovalutati e dovrebbero rientrare negli esami di screening.

La speranza di diventare genitori.

Resta comunque l’aspetto psicologico e le conseguenze devastanti legati ad un momento così difficile. La genitorialità oggi è sempre più vissuta nella solitudine della coppia, rispetto al passato non è condivisa in gruppo o in famiglia, generando preoccupazioni e ansie, percepite con molta intensità emotiva, schivando qualsiasi supporto sociale.

Il rischio è quello che rimanga un mondo in penombra. Infatti, nonostante le iniziative e gli interventi di tutela della maternità, persistono dei fenomeni sommersi tra cui proprio le esperienze di maternità complesse, talvolta irrealizzabili. Il dolore e la sofferenza provati portano spesso alla rinuncia al progetto di diventare genitori.

Esiste anche la possibilità di valutare altre alternative, come l’inseminazione artificiale, ma non tutti hanno la possibilità di accedervi a causa dei costi elevati. Altre volte nonostante le tecniche siano sofisticate risultano inefficaci. La coppia vive un momento di smarrimento, il coraggio di fronte a determinate scelte non sempre arriva.

L’orologio biologico che sembra scandire le ore, le opinioni altrui che fanno male, che pesano, poiché magari dall’altra parte nessuno sa che quel figlio non arriva, dei continui aborti o dei trattamenti più disparati, alla ricerca di quella felicità che non arriva. Si auspica ad una comprensione totale di tale aspetto così delicato e taciuto, nel rispetto di chi vive una tale tragedia con enorme frustrazione.

In questa situazione, il primo passo da compiere è arrivare alla consapevolezza, affidandosi ad un terapeuta in un tale percorso. La presa di coscienza dell’impossibilità di realizzare il desiderio di diventare genitori è importante, per elaborare la situazione ed evitare ulteriore sofferenza, legata alla sensazione di fallimento.

L’immagine che le coppie sterili hanno di sé può essere intaccata in termini di funzionalità e salute fisica: ciò è dovuto principalmente all’impatto che la diagnosi può avere sulla percezione del proprio corpo, ai reali effetti dei trattamenti medici e allo stress che si accompagna ad entrambi questi fattori. Esistono casi di sterilità o infertilitá e rappresentano due quadri differenti.

La sterilità riguarda l’aspetto patologico, ed è il più delle volte una condizione irreversibile, si presenta nella situazione in cui uno o entrambi i partner sono affetti da una patologia fisica che non permette il concepimento. Ciò potrebbe essere attribuito a malattie quali azoospermia, menopausa precoce o assenza di utero.

Invece, l’infertilità è un’incapacità legata al momento, un aspetto transitorio che ostacola il concepimento e può scaturire da differenti fattori, dallo stile di vita ad aspetti psicologici, per poi risolversi con cure farmacologiche o terapie adeguate, evitando così di sottoporsi ad un trattamento di Procreazione Medicalmente Assistita.

Sia la diagnosi di sterilità sia quella di infertilità provocano una profonda crisi nella coppia, crisi che investe sia l’aspetto relazionale, sociale e la vita privata. Affinché le difficoltà vengano superate è importante per la coppia non sentirsi travolti, in balìa del senso di angoscia. Passi fondamentali per la coppia:

⁃ confortarsi l’uno con l’altro, la comunicazione con il partner circa i propri sentimenti e le proprie sensazioni aiuta a non sentirsi soli;

⁃ non alimentare l’odio verso se stessi per la sensazione di incapacità provata;

⁃ riconoscere e concedersi la possibilità di ricorrere ad altre tecniche, nella consapevolezza che non si può ottenere con metodi naturali.

Bisogna comprendere come in ogni sofferenza, il processo di elaborazione è faticoso ma deve condurre alla consapevolezza , è importante prendere coscienza dell’idea che non si possono avere figli. Cercare di superare il dolore, poiché anch’esso fa parte della vita e non deve condurre ad uno stato depressivo.

Qualcosa che impedisce di diventare genitori, la sensazione del fallimento, il senso di vergogna sono aspetti di quel dolore che può condurre e sviluppare diverse disturbi, oltre che a mettere in crisi la relazione di coppia.

Sostenersi a vicenda con il proprio partner è fondamentale, la relazione di coppia va salvaguardata ed è il luogo da cui si può ricominciare. Trovare conforto nell’altro e sapere che il dolore è condiviso, vissuto sicuramente in maniera diversa, ma appartiene ad entrambi. L’appoggio e il sostegno della famiglia, per quanto a volte difficile, non apprezzato, è un’importante risorsa.

Inizialmente risulta deleterio comprendere l’impossibilità di diventare genitori, ciò non dovrebbe arrestare però la possibilità di donare amore, sarà un amore elargito in maniera differente e verso altre persone. Questo aiuta a cercare la propria strada e ad andare incontro alla serenità senza rinunciare alla voglia di accudire.

Si può essere genitori in diversi modi uno tra questi vi è l’adozione, per amare il prossimo e amare anche se stessi. Riappropriandosi di un dono che è stato sottratto solo biologicamente. Aiutando una piccola creatura a cui invece viene ridato il bene più prezioso, quello di appartenere ad una famiglia.

La scelta di prendersi cura di una piccola creatura non deve mai svanire, con la consapevolezza che la coppia potrebbe non vivere mai l’esperienza di diventare genitori quindi non precludersi mai tale possibilità anche se arriva con metodi non biologicamente dati. Per la donna è fondamentale non odiarsi, accertare il proprio corpo e non disprezzarlo perché vissuto come incapace di procreare.

La voglia di amare, di accudire non devono essere abbandonate. Esistono vari modi per amare e per investire il proprio amore. L’adozione è, non un’opzione, non un ripiego ma, un vero gesto di coraggio e rispetto, verso se stessi e verso chi ha bisogno di essere amato e accudito. Proteggere ed educare un piccolo che non ha avuto la stessa fortuna con i genitori naturali, può essere un vero e proprio riscatto d’amore.

L’infertilità e la coppia

Spesso di comune accordo, dopo i vari accertamenti diagnostici si palesa per la coppia la possibilità di sottoporsi ad un trattamento di Procreazione Medicalmente Assistita.

I livelli di stress cui è sottoposta la coppia sono elevati, elaborare la situazione e optare per soluzioni mai prese in considerazione, possono facilmente destare smarrimento e rivelare un vero e proprio trauma.

Le emozioni provate sono davvero tante, dai sensi di colpa alla vergogna, inizialmente si passa da un vero e proprio lutto per la perdita di quel figlio tanto desiderato e presente già nell’immaginario dei due partner. Il rischio è di incorrere in un isolamento che conduce a stati depressivi.

La coppia tendenzialmente si chiude nel proprio dolore, la mancanza di comunicazione e di sostegno reciproca è fatale per entrambi. Evitare di parlarne o aver paura che l’altro non voglia affrontare l’argomento infertilità conduce a chiudersi in se stessi, in un continuo logorio.

La rabbia e la percezione del fallimento sono sensazioni normali in una determinata situazione, ma se non adeguatamente riconosciute ed elaborate esasperano una situazione già fortemente compromessa. Si tende ad auto escludersi dalla rete sociale. Sperimentano sensazioni di frustrazione e inadeguatezza, legati al pensiero di essere incapaci, portatori di un difetto che non consente di raggiungere l’obiettivo.

Sia l’uomo che la donna vivono e sperimentano tali emozioni di fronte ad una diagnosi di infertilità, ma tendono a palesare le loro reazioni in maniera del tutto differente.

Gli uomini tendono a sentirsi colpiti nella loro virilità, oltre a questo si aggiunge il senso di colpa per la compagna determinato proprio dai trattamenti e le sofferenze a cui ella dovrà sottoporsi. L’uomo, spesso subisce un vero e proprio trauma con conseguenti difficoltà sessuali. Non di rado gli uomini tendono a confondere la propria capacità sessuale con al capacità di procreare, minacciando così la propria identità.  
La donna, invece, si sente incompleta privata della funzione riproduttrice. L’idea di non poter portare in grembo un bambino e creare quella simbiosi di cui tanto si parla, generano sconforto smarrimento e perdita di ogni certezza. La maternità esiste già nell’immaginario femminile in evoluzione per tutto l’arco di vita, definisce le elaborazioni mentali della donna atte alla preparazione psicologica di una possibile gravidanza.

Nell’uomo il bambino viene concepito come duplicazione narcisistica, per la donna invece è un oggetto d’amore che conferma e qualifica la propria identità. Comunque il desiderio di un figlio trova espressione nel desiderio di coppia, terreno comune in cui paternità e maternità confluiscono compiutamente nel concetto di genitorialitò. (Fava, Vizziello, 2003, p.41).

L’infertilità potrebbe essere vissuto come una ferita narcisistica e il superamento dipende dalla personalità dell’individuo e dall’equilibrio di coppia.

La reazione di tipo depressivo è frequente nelle coppie che si trovano ad affrontare tale empasse procreativa. Questo tipo di reazione è dovuta ai fattori di stress e al sentimento di perdita vissuto come un lutto vero e proprio. In questo contesto subentra spesso anche l’isolamento sociale, la non volontà della coppia di rapportarsi con gli altri, soprattutto con chi ha figli, propensi quindi ad evitare tutte le situazioni sociali. Inoltre non si sentono compresi da amici e familiari, che sottovalutano il lutto della coppia poiché non comprendono il senso di perdita vissuto dalla stessa per un figlio mai nato. Questa mancanza di comprensione genera dolore e spinge la coppi alla chiusura con il mondo esterno.

La PMA, fortunatamente prevede tra tecniche di I e II livello, una possibilità di successo per la coppia di diventare genitori. Il motivo che spinge la coppia, la dove possibile , ad optare per la PMA è l’idea di riscontrare in tale tecnica qualcosa di “biologico”, il desiderio di poter sentire il figlio come proprio e vederlo crescere con tratti familiari. (Righetti, Galluzzi, p. 69)

Affidandosi al progresso scientifico si perde spesso quel senso di intimità e l’aspetto naturale della procreazione, così come immaginato dai due partner. Grazie però a queste tecniche la possibilità di diventare genitori non svanisce nel nulla e riaccende la speranza.

La scelta di sottoporsi o meno ad un trattamento di Procreazione Medicalmente Assistita fortifica l’unione di alcune coppie, che tentano di superare la crisi e lo sconforto contando sulle proprie risorse. In altri casi, invece, i partner si ritrovano in una relazione a due ma distanti l’uno dall’altro, incapaci di reagire insieme, confrontarsi, affrontare il problema e incapaci di giungere alla risoluzione della crisi.

Il Supporto Psicologico

Per far fronte alla crisi è necessario un supporto psicologico. Il carico di aspettative e la speranza riposta nelle cure conducono la coppia alla scelta di sottoporsi ai trattamenti medici. Trattamenti che risultano essere invasivi, protratti nel tempo, test interminabili. La sessualità potrebbe essere vissuta come un obbligo, un compito da eseguire in funzione di uno scopo, perdendo il carico di intimità e generando uno stato di tensione.

Le dinamiche che scaturiscono in risposta alle diagnosi di infertilità o sterilità sono svariate e inducono la persona a sperimentare emozioni negative e contrastanti. Il sostegno alla coppia è un intervento che promuove le risorse interne dei due partner e della coppia più in generale per favorirne il benessere relazionale. Gli aspetti da tenere in considerazione sono infiniti, i programmi di PMA prevedono percorsi lunghi senza nessuna garanzia di riuscita. I fallimenti possono acutizzare il vissuto di disperazione che la coppia vive.

La consapevolezza di non poter diventare genitori pervade vari aspetti di vita della coppia, sia a livello personale sia a livello lavorativo e sociale. Auhagen – Stephanos (1993, p.8), l’Autrice asserisce che le donne “ammettono che il loro soverchiante desiderio di un figlio avvelena il loro spazio psicologico interiore”. (Righetti, Galluzzi p. 68)

La coppia dovrà intraprendere un percorso in cui è richiesto impegno, accettazione del problema e il superamento del lutto dell’immagine di sé come genitori e successivamente poter decidere se optare per un programma di PMA.

L’intervento psicologico prevede di alleviare il senso di inadeguatezza nella persona, contrastare i comportamenti disfunzionali che conducono a pensieri distorti della realtà e a reazioni inappropriate di fronte alla ricerca di un figlio che non arriva.

Dottoressa Michela Merlino, Psicologa.

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